Eddie Irvine e il sogno infranto in una sosta infinita

Nella roulette della vita, si sa, il confine tra una clamorosa vittoria e una tragica sconfitta è sottilissimo. Ne sa qualcosa Eddie Irvine,  nordirlandese classe 1965, in Formula 1 dal 1993 al 2002.

Dopo una gavetta tra Europa e Giappone, il debutto in Formula 1 avvenne nel lontano 1993 al volante della Jordan motorizzata Hart, precisamente a Suzuka, teatro del penultimo appuntamento stagionale. In gara ottenne un ottimo sesto posto, appena dietro al compagno di squadra Rubens Barrichello; un risultato che fu il miglior piazzamento della stagione per il team. In omaggio alla bella prestazione però, ricevette in seguito un bel pugno da parte di Ayrton Senna che lo accusò di averlo intralciato durante la gara.

Ayrton Senna su Mclaren MP4/8 e Eddie Irvine su Jordan-Hart, Suzuka 1993

Rimase altre due stagioni in Jordan, dove collezionò un podio, molti ritiri ed una squalifica di tre Gran Premi, che gli impedì di partecipare anche al nefasto GP di San Marino 1994. Nonostante un palmarès non proprio invidiabile, fu ingaggiato nel 1996 come seconda guida dalla Ferrari. Le prime due stagioni, complice anche una vettura non sempre competitiva, furono abbastanza deludenti, al punto di rischiare il posto in favore del finlandese Mika Salo, fortemente appoggiato da Bernie Ecclestone per il 1998.

Non ammiro nessuno sportivo. Ognuno lavora per sé. Non seguo molto lo sport perché ho troppo da fare, preferisco guardare Discovery Channel. Penso però che lo sport sia molto importante per i bambini perché mostra loro che bisogna lavorare duro per avere successo.

Eddie Irvine

Dopo aver scampato il pericolo, i risultati di Eddie migliorarono di pari passo alle prestazioni della Ferrari, portandolo alla conquista del quarto posto in classifica nel 1998.

Il 1999 inizia subito sotto i migliori auspici per Irvine, che nel Gran Premio inaugurale di Melbourne conquista la sua prima vittoria in carriera, dando poi costanza di rendimento negli appuntamenti successivi. La svolta arriva a Silverstone, la gara in cui Schumacher, per via di un guasto all’impianto frenante, ebbe il più brutto incidente della sua carriera. Diagnosi: frattura di tibia e perone e mondiale compromesso per il tedesco. Improvvisamente Eddie diventò l’alfiere di punta del Cavallino, il prescelto per riportare a Maranello un titolo piloti che mancava da vent’anni.

Indossati i gradi da capitano, conquistò subito una doppietta tra l’Austria e la Germania, grazie anche ad un regalo di Mika Salo, chiamato dalla Rossa a sostituire l’infortunato Schumacher. Il risultato lo proiettò in testa al mondiale a scapito di Hakkinen, ma da quel momento qualcosa cambiò. Quello che sembrava essere un meccanismo perfetto, all’improvviso si inceppa.

La qualità delle sue performance scese e iniziò a veder venire meno il supporto del team. Ne ebbe la conferma il 26 settembre 1999 in quel famoso Gran Premio d’Europa al Nurburgring, quando rientrando ai box i meccanici persero una gomma durante il pit stop, facendogli perdere secondi preziosi e una bella fetta di mondiale.

La vittoria che gli regalò il rientrante Schumacher in Malesia fu uno specchietto per le allodole. La gara decisiva per il mondiale, a Suzuka, parte col piede sbagliato per Irvine, che distrugge in un incidente la sua F399 ed è costretto ad utilizzare la vettura di riserva. Per diventare campione del mondo, Eddie ha bisogno dell’aiuto di Michael Schumacher. Il tedesco però, nell’inedita veste di gregario, sbaglia la partenza e non riesce a contenere Hakkinen, che si invola verso il suo secondo titolo mondiale consecutivo.

Non mi aspetto mai troppo in amore, perciò non sono mai rimasto deluso.

Eddie Irvine

Conscio che il suo tempo in Ferrari fosse terminato, trascorse le sue ultime tre stagioni al volante dell’ambiziosa ma poco competitiva Jaguar, con la quale raccolse il magro bottino di due podi e qualche piazzamento a punti. Lascerà dove tutto ebbe inizio, a Suzuka alla fine del 2002, con la consapevolezza di averci regalato un sogno, da quale sia lui che noi ci siamo purtroppo risvegliati con l’amaro in bocca.

articolo di Manuel Carlevale

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