La Toyota che mai corse: la strana storia della TF101

Allan McNish, Mika Salo and the Toyota Formula 1 car

Nel Gennaio del 1999 la Toyota annuncia al mondo della Formula di avere l’intenzione di debuttare nel mondiale da lì a due anni. Non è un annuncio da poco: la casa nipponica non solo è uno dei maggiori produttori di auto al mondo, ma è anche da quasi vent’anni una presenza costante nel mondo del motorsport.
Infatti, tra gli anni ’80 e ’90 ha raccolto successi a raffica nei rally, e sia nel 1998, che nel 1999 ha sfiorato la vittoria alla 24 ore di Le Mans.

Inoltre, i giapponesi non sono neanche a digiuno né inesperti per quanto concerne le monoposto. Al momento dell’annuncio, infatti, la Toyota è uno dei fornitori di motori per i team della CART, un campionato americano che negli anni ’90 rivaleggia con la stessa Formula 1 per competitività.

Certo, il circus è un ambiente che non fa sconti a nessuno ed avendo ancora in mente il recente fallimento del programma Yamaha, la Toyota decide di prendersi i suoi tempi e di preparare tutto nei minimi dettagli in modo da evitare brutte figure.

Così nel 2000 la casa nipponica annuncia che il suo debutto è previsto per il 2002, e che nel mentre sfrutterà la stagione 2001 per prepararsi al meglio. Fin dall’inizio la Toyota decide di battere la seguente strada: il suo sarà un impegno in veste ufficiale e in qualità di costruttore, e non di mero motorista, come la Honda, la quale si limita a fornire i propri V10 alla BAR.

La vettura sarà costruita a Colonia, in Germania, nella stessa struttura in cui sono nate le vetture che hanno permesso di ottenere i successi nel Mondiale Rally e sempre sotto la supervisione di Ove Andersson, l’uomo artefice di quei trionfi. Successivamente, a sorpresa, la Toyota presenta alla stampa una vettura. Sì, avete letto benissimo. Lo so cosa state pensando: “Ma come! Presentano la monoposto un anno prima di scendere in pista!?”.

Esattamente: di fronte a una stampa piuttosto confusa, la Toyota rivela non solo la monoposto, la TF101, ma anche il piano che intende seguire per prepararsi al meglio in vista del debutto nel 2002. Un programma di test intensivo che si snoderà su ben 11 circuiti che fanno già parte del mondiale di Formula 1, più il Paul Ricard, considerato uno dei migliori circuiti al mondo dove testare le capacità di una vettura.

L’obiettivo è piuttosto semplice: preparare al meglio il team alle sfide che dovrà affrontare in vista del debutto, raccogliendo dati su set-up, aerodinamica e affidabilità meccanica, così da permettere il miglior sviluppo possibile per l’altra Toyota che nel mentre viene progettata a Colonia, la TF102, la quale sarà, effettivamente, la prima “vera” Toyota di Formula 1.

La stampa e vari addetti ai lavori sono stupiti dallo sforzo che il colosso giapponese sta mettendo in campo.
Si stima che per il solo programma di test, la Toyota spenderà più di quanto stiano spendendo team quali Arrows e Prost per partecipare all’intera stagione 2001.

Oltre alla vettura,vengono presentati i due piloti scelti per condurre il programma di test, e anche in questo caso, la scelta è alquanto curiosa. Nonostante i quasi illimitati mezzi finanziari, la Toyota opta per il finlandese Mika Salo e lo scozzese Allan McNish. Entrambi ottimi piloti, ma non certo nomi di primissimo piano.

Mika viene scelto grazie alla sua vasta esperienza nel circus, avendo guidato per team come Lotus, Tyrrell, Arrows, BAR ,Sauber e persino per la Ferrari nel corso della stagione 1999 in sostituzione dell’infortunato Michael Schumacher. Inoltre viene scelto anche per la sua ottima padronanza della lingua giapponese, visto che ha trascorso gli anni formativi della sua carriera correndo in Giappone, e in un team nipponico non è certo un elemento di poco conto.

McNish invece, è considerato uno dei migliori piloti in circolazione nel campionato endurance, ed è stato uno degli alfieri della Toyota negli assalti alla leggendaria 24 ore di Le Mans, ma è a digiuno di Formula 1 da quando a inizio anni ’90 svolgeva il ruolo di tester presso team come McLaren e Benetton.
Eppure, nonostante tutto, c’è qualcosa in tutta questa storia che ancora non torna. Perché creare una vettura che non disputerà mai un GP? Perché sprecare tutte queste risorse, invece di concentrarsi direttamente sulla TF102?

La FIA e la Toyota svelano il mistero: in realtà il colosso giapponese avrebbe dovuto debuttare nel 2001, ma il team ha commesso un piccolo, “trascurabile” errore tecnico: ha equipaggiato la TF101 con un motore V12.
Errore non da poco, in quanto fin dal 1996, la Federazione ammette solo monoposto spinte da motori V10, e rifiutandosi di fare un eccezione per i giapponesi, li costringe a rinviare il debutto di un anno e a progettare un V10 in fretta e furia.

Per raggiungere lo scopo viene assunto Luca Marmorini, motorista proveniente dalla Ferrari.
Per salvare la faccia e dare un senso comunque agli sforzi fatti per creare la TF101, si è deciso di usarla come vettura-laboratorio, nonostante dovrà svolgere buona parte del programma di test equipaggiata con un motore “fuorilegge”.
Chiarito il mistero, e rientrato l’imbarazzo provocato per l’errore madornale commesso, inizia, finalmente, il programma di test.

Mentre Ferrari, Williams, McLaren e tutti gli altri team protagonisti della stagione 2001 si danno battaglia sulle piste di tutto il mondo, la Toyota TF101 con al volante Salo e McNish svolge interminabili sessioni di test in autodromi deserti raccogliendo preziosi dati e svolgendo i programmi e le simulazioni di gara preparate dagli ingegneri giapponesi.

Passano i mesi, i test procedono, ma del V10 nemmeno l’ombra: alla conclusione dell’intensa stagione di test i chilometri percorsi saranno 23 mila. Tutti, dai componenti del team ai piloti si dichiarano soddisfatti del programma svolto e tutti manifestano un profondo ottimismo sul fatto che la TF102 sarà pronta e competitiva per il 2002.

Finalmente pure il tanto agognato V10 progettato da Marmorini è pronto, e pur avendo girato poco in pista, non ha dato particolari problemi. Sembra che la normalità sia tornata a regnare in quel di Colonia. Ma è solo una calma apparente e di facciata. Infatti, nel frattempo, è andata in scena la prima di una lunga serie di rivoluzioni tecniche che caratterizzeranno sempre l’avventura giapponese nel circus.

I vertici nipponici, decidono di far saltare le teste dei progettisti artefici del “disastro” TF101, Martens e De Cortanze e di sostituirli con l’austriaco Gustav Brunner, progettista di talento, strappato alla Minardi grazie a un contratto con parecchi zeri

L’austriaco si mette subito al lavoro sulla TF102 e dopo mesi di lavoro febbrile la vettura, rivista e corretta, è finalmente pronta. A Febbraio del 2002 viene presentata alla stampa in quel di Colonia la prima Toyota di Formula 1, la quale fin da subito appare un mix tra le soluzioni viste sulla TF101 e i concetti aerodinamici tanto cari a Brunner.

La TF101, si avvia verso il museo della Toyota in Giappone, dopo aver fatto, a modo suo, la storia nonostante fosse una vettura nata sbagliata. La TF102, invece, si prepara a scendere in pista a Melbourne per il debutto ufficiale di Toyota nel mondiale di Formula 1.
Ma questa sarà una storia per un’altra volta.

articolo di Bartolomeo Cianciolo

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