I dieci flop del decennio 2010-2019 in Formula 1

Team, piloti, circuiti e situazioni che, nel corso degli anni ’10, sono state un enorme flop in Formula 1.

flop formula 1
Montmelò, 2011. Narain Karthikeyan e Tonio Liuzzi presentano la Hrt F111

Certi che una lista esaustiva, oltre ad essere soggettiva, è pressoché impossibile da stilare, abbiamo quindi raccolto 10 situazioni che si sono distinte in negativo, dal 2010 ad oggi.

1) Hrt. Tra i nuovi entrati nel 2010, il team spagnolo è quello con i risultati più modesti: tre stagioni complete, zero punti, diversi cambi di proprietà e di piloti. Chandock, Bruno Senna, Liuzzi e Karthikeyan i principali. Per farvi capire il livello. Fra i team, è certamente il flop più grande del decennio in Formula 1.

2) VirginMarussiaManor. Flop decisamente minore rispetto alla Hrt. In costante lotta con l’equilibrio finanziario, ha dovuto fare i conti con il lutto del suo pilota migliore, Jules Bianchi, e di quello della test-driver Maria de Villota. Tre punti conquistati in 7 stagioni  e diversi cambi di denominazione, prima del fallimento all’alba del 2017.

Gp di Monaco 2014, Jules Bianchi conquista i suoi unici punti in carriera

3) LotusCaterham: le premesse al debutto erano solide, così come il patrimonio del proprietario Tony Fernandes. Si alternano buoni piloti: Trulli, Kovalainen, Petrov e Kobayashi che però nulla possono contro una vettura che aveva come unico pregio la livrea. Il curioso crownfounding a fine 2014 non evita la chiusura del team.

4) Qualifiche sedia rovente, 2016. La volontà di animare ancor di più il sabato, fece partorire una nuova modalità di assegnazione dei posti in griglia di partenza. Ogni 90 secondi l’eliminazione del pilota col tempo sul giro più lento, fino all’assegnazione della pole all’ultimo rimasto. Una modalità di gioco di Need for Speed più che una qualifica di Formula 1. I team dopo due gare decidono all’unanimità di tornare alle vecchie care qualifiche e la Fia non si oppone.

LEGGI ANCHE – MotoGP | Le livree one-off che non ricordavi

5) Gran Premio della Corea del Sud, Yeongam. Immerso in un bellissimo paesaggio… no, non è vero. L’autodromo venne completato appena un paio di giorni prima dell’arrivo del circus nel 2010  e doveva essere il fiore all’occhiello di un’area dedicata allo sport e al turismo, solo che di tutto ciò non si vide mai neppure l’ombra, a parte qualche cantiere spesso lasciato in sospeso, ma non fu certo quello il problema principale. Layout discutibile (chiedere ai piloti), ambientazione squallida e lontana da ogni servizio, tant’è che a parte la Formula 1, il circuito è inutilizzato durante l’anno. Dura 4 edizioni e sono già tante.

fanta f1

6) Gran Premio d’India, Greater Noida-Nuova Dehli. Inserito nel calendario dal 2011 al 2013, il circuito ai piloti piace. Molto meno la nebbia di smog e i problemi con le autorità indiane per i passaporti e le autorizzazioni. Altra cattedrale nel deserto in un paese senza tradizione motoristica, abbandonata dopo appena 3 edizioni certamente non memorabili. Flop formula 1

7) Doppio punteggio, Abu Dhabi 2014. La proposta sembrava di quelle così assurde da sembrare uno scherzo, invece si fece per davvero. Gli sceicchi di Abu Dhabi volevano qualcosa per animare il loro Gran Premio, l’ultimo stagionale, e la Formula 1 li accontentò in questo discutibile modo. Risultato? Classifiche falsate da una delle idee più assurde della storia. A mai più.

8) Sound power unit. Già dei test pre-stagione del 2014 si era capito che si sarebbe dovuto fare qualcosa subito, perché le nuove unità turbo-ibride producevano un fastidioso suono, cupo e ovattato, più che un rombo. I rimedi, sin qui, hanno portato un buon miglioramento. Neanche paragonabile ai V8 aspirati, ma almeno non è il suono di un’aspirapolvere intasata.

flop formula 1
Fernando Alonso e la F14 T al Gp di Monaco

9) Ferrari. Un flop meno… flop degli altri, visto che stiamo parlando di un team che si è giocato alcuni mondiali. Due, per la precisione: 2010 e 2012. Troppo poco se si guarda la caratura dei piloti, la portata degli investimenti e le aspettative. Primo decennio intero senza alcun mondiale portato a casa, questo la dice lunga.

10) Renault. L’altalena del costruttore francese inizia con il disimpegno parziale nel 2010 e la vendita a Genii Capital. Poi il ritorno nel 2016 con la promessa di lottare per il mondiale entro il 2020. Gli investimenti consistenti e gli ottimi piloti non hanno portato sin qui nessun risultato e non ci sarebbe da stupirsi per un nuovo ritiro se la musica non dovesse cambiare.

Segui Flop Gear sul tuo social preferito! Ci trovi su Facebook, Instagram, Twitter e Telegram

F1 2021, guida assolutamente non ironica al campionato

Be the first to comment

Leave a Reply

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*