Targa Florio: la leggenda della corsa più antica del mondo

La corsa più antica del mondo. Basta questo per descrivere la Targa Florio, un tempo teatro del Mondiale Marche, palcoscenico ideale per la classe di campioni e auto diventati pezzi di storia per il solo fatto di aver affrontato e vinto contro i 72 chilometri del circuito delle Madonie.

 

Come tutto ebbe inizio


Vincenzo Florio è il padre fondatore, organizzatore e finanziatore della corsa che porta il suo nome. Quella dei Florio è una delle più ricche famiglie di Palermo e Vincenzo è letteralmente affascinato dalle automobili, splendidi gioielli e oggetti del desiderio dei più facoltosi dell’epoca.
Nel 1906 organizza per la prima volta la Targa Florio, la corsa che presto diventerà famosa in tutto il mondo. Lascerà un’eredità tutta contenuta in una frase: “Continuate la mia opera, perché l’ho creata per sfidare il tempo“.

 

Il tracciato


Il cosiddetto Circuito piccolo delle Madonie si snoda lungo le montagne del parco delle Madonie, a 60 chilometri da Palermo. La partenza è situata a Cerda, presso le tribune di Floriopoli, poi un lungo tratto veloce e scorrevole che precede la lunga salita verso le montagne. Sempre più su, verso Caltavuturo, 700 metri sul livello del mare. Un lento e tortuoso cammino fatti di sali e scendi tra i paesini di montagna che fanno da romantico sfondo ai bolidi; vengono attraversate le piccole case di Scillato e Collesano, poi giù, verso la costa, fino a Campofelice, dove inizia l’infinito rettilineo che riporta verso l’arrivo. E questa, di 72 chilometri, è solo la versione ridotta!
Si tratta del percorso utilizzato nelle edizioni valevoli per il Mondiale sport-prototipi, ma sono presenti anche alcune varianti.

La versione più ampia della Targa, 148 chilometri complessivi, è stata utilizzata nelle edizioni tra il 1906 e il 1911 e poi un’ultima volta nel 1931. Esiste anche una versione “intermedia”, sulla quale si corsero le edizioni tra il 1919 e il 1930, con una lunghezza complessiva di 108 chilometri. Altre versioni sono quelle del 1937-38 e 1940, disputate al parco della Favorita a Palermo, in un circuito di soli 5 chilometri.

 

La storia


La prima edizione, datata 1906, fu accolta con stupore dagli uomini del tempo. Nobili e alta borghesia si ritrovarono nella tribuna d’onore predisposta sul rettifilo d’arrivo, allietati da due bande musicali. Massiccia anche la presenza del popolo, attratto più che dalla competizione, dalle auto, dato che la maggior parte di loro non ne aveva mai vista una.

L’organizzazione impeccabile fa il paio con le 10 auto partecipanti: numeri di tutto rispetto per l’epoca, senza contare che altri 12 concorrenti iscritti non poterono partecipare a causa dei ritardi ai traghetti che trasportavano le auto. La vittoria fu della Itala di Cagno, che concluse i tre giri previsti in 9 ore e 32 minuti, alla rispettabilissima media di 46 chilometri orari.

Da quel momento in poi, la Targa venne disputata quasi senza soluzione di continuità. Solo le guerre osarono fermarla.

Rapidamente, il prestigio della sfida siciliana attirò piloti di fama sempre più elevata. Di pari passo crebbe l’interesse dei costruttori, che videro nella corsa siciliana il banco di prova perfetto per testare la resistenza delle loro vetture. Finire una gara del genere, era considerata un’autentica impresa, al di là del risultato prettamente sportivo.

Tra i primi illustri vincitori, due vittorie a testa per Varzi, Nuvolari e Villoresi, negli anni ‘30. Tutti i migliori piloti al mondo accorrevano in Sicilia e con essi il grande pubblico: l’isola si fermava nei giorni della gara.

Ma l’epoca d’oro della Targa deve ancora arrivare: dal 1955 al 1978 affianca gare come la 24 ore di Le Mans e di Daytona, la 12 di Sebring e la 1000 km di Monza nel Campionato mondiale sport-prototipi. È tra le gare più importanti del mondo e accoglie un plotone di campioni e di auto da sogno: la leggendaria Ferrari 330 P4, le Alfa, la Porsche, la Chaparral.

Nel 1973, l’ultima edizione mondiale della Targa. Dopodiché, la corsa continuerà ad essere un appuntamento internazionale di prestigio ma senza alcuna validità.
Nel 1977, il canto del cigno: l’Osella di Ciuti finisce contro il pubblico nel tratto che segue il rettilineo di Buonfornello, provocando la morte di due spettatori.

Era ormai chiaro che l’anacronistico circuito delle Madonie non potesse reggere il passo con l’evoluzione delle automobili. Il destino della Targa però, è ben diverso rispetto alla Mille Miglia, trasformata in una sorta di sfilata dopo la tragedia del 1957. La Targa Florio sopravvive alla sua tragedia e dal 1978 si converte sotto la formula del rally, mantenendo la continuità, anche numerica, con la vecchia competizione. Oggi la Targa è il fiore all’occhiello del Campionato Italiano Rally.

 

I record


Leo Kinnunen è, e sarà per sempre, il primatista assoluto sul piccolo delle Madonie. Il tempo record sul giro secco lo fece segnare nell’edizione del 1970; 33 minuti e 36 secondi, alla media oraria di 128.5 km/h, stracciando di un minuto e mezzo il precedente primato di Vic Elford. Nonostante questo tempo sul giro incredibile, in quell’edizione, Kinnunen e il suo compagno Pedro Rodriguez, dovettero accontentarsi del terzo posto.

Il record sulla distanza di gara appartiene ad Arturo Merzario e Sandro Munari che, nel 1972, a bordo della Ferrari 312P, percorsero i 792 km della gara in 6h 27′ e 28″, alla media di 122,5 km/h.
Nelle prove dell’edizione successiva, Merzario sfiorò il record assoluto, fermandosi a soli due secondi dal record stabilito da Kinnunen tre anni prima.

 

Il protagonista


Vedi, Nino, se io vinco a casa mia, a Silverstone, becco un applauso e finisce lì. Se vinci tu alla Targa, un intero popolo sente di aver avuto la sua grande rivincita. Questa non è solo una corsa“.

Graham Hill a Nino Vaccarella.

Nino Vaccarella è certamente uno dei migliori interpreti della Targa e sicuramente il più amato dal pubblico siciliano. Palermitano classe 1933, è soprannominato “il preside volante“, per la sua professione di dirigente scolastico. Ma fuori dalle aule è uno che con le auto ci sa fare. Vince la Targa Florio per ben tre volte: 1965, in coppia con Lorenzo Bandini, 1971, in coppia con Hezemans, e 1975 assieme ad Arturo Merzario. Ancor di più sono le volte in cui il successo fu solo sfiorato. Come all’esordio, quando solo la rottura del serbatoio lo privò di una vittoria clamorosa ormai alla portata.

Il legame col suo pubblico, può essere riassunto bene nella vicenda raccontata dallo stesso Vaccarella: “Mi invitarono a Collesano, a seguito di una delle mie vittorie alla Targa e arrivai quando era in corso la processione dedicata a Maria Vergine. Tanto fu l’entusiasmo nel vedermi, che i fedeli, tutti miei tifosi, bloccarono il corteo e, Dio li perdoni, misero per un attimo da parte la statua sacra per portare in trionfo me, con banda musicale e chierichetti al  seguito“.

Impossibile non menzionare altri nomi altisonanti che hanno dato spettacolo sulle strade siciliane: Enzo Ferrari, Stirling Moss, Juan Manuel Fangio, Wolfang Von Trips, Helmut Marko, Graham Hill, Jacky Ickx, Lorenzo Bandini, Arturo Merzario.
Le loro imprese oggi sono raccontate presso il Museo Targa Florio di Collesano (PA).

Giunta oggi alla sua 103esima edizione grazie anche alla capacità di mutare la propria pelle, la Targa Florio continua a vivere e a regalare spettacolo. Dei tempi che furono rimane il ricordo di uno spettacolo ineguagliabile, che per 70 anni ha emozionato centinaia di migliaia di spettatori e che continua a vivere nel cuore degli appassionati, siciliani e non solo.

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