Super Aguri: dal Giappone con (poco) furore


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Nel 2006 la FIA aprí le porte a nuovi team in Formula 1 e Aguri Suzuki, ex pilota di Formula 1, decise di dar vita, con il supporto della Honda, ad un team tutto giapponese: la Super Aguri. Complici i ritardi nei pagamenti, la FIA ufficializza l’iscrizione al mondiale 2006 solo a gennaio inoltrato. Insomma, non il miglior inizio possibile. Se poi aggiungiamo il fatto che il telaio era un aggiornamento di quello della non certo irresistibile Arrows del 2002 (!), si può intuire come la SA05 (questo il nome della monoposto) non partisse certo coi favori del pronostico.


I piloti, scelti dalla casa madre Honda, erano Takuma Sato, proveniente dalla BAR, e il semi-sconosciuto vice-campione della Formula Nippon Yuji Ide.

All’esordio in Bahrain, Sato è ventesimo in griglia, mentre Ide è subito dietro ma becca quasi 3” dal compagno e ben 9” dal poleman Schumacher. In gara, Sato chiuderà a 4 giri dal vincitore, Ide invece si fermerà dopo 35 giri per un problema al motore.

La monoposto non eccelle, è vero, ma il buon Yuji ci mette del suo e colleziona nel corso dei suoi primi 3 weekend di gara numerosi errori che suscitano più di qualche dubbio in merito alle sue capacità di guida, tanto che la FIA ne vorrebbe la sostituzione. Al quarto GP della stagione, a Imola, la goccia che fa traboccare il vaso: durante il primo giro, Ide azzarda un pericoloso sorpasso sulla Midland di Albers e lo sperona.

L’olandese cappotta più volte ma esce indenne dai rottami. La condotta di Ide viene pesantemente sanzionata dai commissari, che gli revocano la Superlicenza, impedendogli di disputare altre gare in Formula 1. Al suo posto subentreranno prima Frank Montagny e poi Sakon Yamamoto.

Ad Hockenheim, dopo una prima parte di stagione disastrosa, debutta la prima monoposto costruita in proprio dal team, la SA06, che se non altro consente a Sato di chiudere al decimo posto il GP conclusivo in Brasile. La stagione d’esordio si chiude con zero punti e l’ultimo posto in classifica.

Abbandonata l’idea di avere solo piloti giapponesi, per il mondiale 2007 al confermato Takuma Sato è affiancato Anthony Davidson, reduce da buone stagioni da collaudatore alla BARHonda.

La nuova vettura accusa qualche difficoltà a superare i crash test, saltando i test invernali, e come se non bastasse, la rivale designata, la Spyker, sollevò sospetti sulla notevole somiglianza della nuova Super Aguri con la Honda dell’anno precedente.
Nonostante ciò, Sato accede in Q3 all’Albert Park e termina la gara con un dignitoso dodicesimo posto.
La prima parte di stagione è positiva, con Davidson che sfiora la top ten per tre volte e Takuma spesso autore di ottimi risultati, specie in qualifica.

Dopo aver conquistato il primo storico punto nel Gran Premio di Spagna, a Montreal Sato è autore di una vera e propria impresa: si prenderà il lusso di superare la McLaren di Alonso negli ultimi giri e chiudere la gara al sesto posto, portando a casa tre punti mondiali.

Rappresenta il punto più alto della storia del piccolo team giapponese, nonché l’ultimo arrivo a punti prima del declino dovuto al progressivo disimpegno da parte di Honda, che porterà alla chiusura del team dopo le prime quattro gare del 2008 per mancanza di fondi. L’avventura della Super Aguri poteva quindi dirsi conclusa dopo poco più di due stagioni in Formula 1 e 4 punti conquistati.

 

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