Il Decreto-Legge 17 settembre 2026, n. 162, entrato in vigore il 18 settembre 2026, ha introdotto una delle misure fiscali più discusse degli ultimi anni in ambito automobilistico: l’esenzione dal pagamento del bollo auto per il 2027. Una notizia che ha fatto tirare un sospiro di sollievo a milioni di automobilisti italiani — ma attenzione, perché la misura non è universale, non è permanente e non si applica a tutti i veicoli allo stesso modo. Capire chi perde il beneficio, e per quale motivo, è fondamentale prima di dare per scontato di rientrare tra gli esenti dalla bollo auto 2027 esenzione.
Quanti veicoli sono coinvolti e cosa prevede il decreto
I numeri sono significativi: secondo le stime, la misura riguarda circa 14,5 milioni di veicoli, pari a oltre il 70% delle auto attualmente in circolazione in Italia. Non si tratta quindi di un provvedimento di nicchia, ma di un intervento ad ampio raggio pensato per alleggerire il carico fiscale su una larga fetta della popolazione motorizzata.
Il decreto stabilisce che l’esenzione si applica esclusivamente per l’anno 2027: non è una cancellazione strutturale del bollo, né un’abolizione definitiva della tassa automobilistica. Chi si aspetta di non pagare più il bollo per sempre dovrà ricredersi — si tratta di uno sgravio temporaneo, valido per un solo anno fiscale. Questo aspetto è cruciale, perché molti automobilisti rischiano di farsi trovare impreparati nel 2028, quando la tassa tornerà presumibilmente in vigore nelle modalità ordinarie.
Il limite di potenza che esclude molti proprietari
Il primo grande discrimine riguarda la potenza del veicolo. L’esenzione si applica soltanto alle auto con potenza non superiore a 80 kW (109 CV). Chi possiede un’auto più potente — e il mercato italiano è pieno di modelli che superano questa soglia, dai SUV di media gamma alle berline premium — non potrà beneficiare dello sconto, indipendentemente da qualsiasi altro requisito.
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Questo limite esclude di fatto una fascia significativa di automobilisti, in particolare chi ha scelto veicoli più performanti o semplicemente più recenti, dato che le motorizzazioni moderne tendono ad avere potenze dichiarate più elevate anche in segmenti di mercato tradizionalmente accessibili. Vale la pena verificare la potenza del proprio veicolo sul libretto di circolazione prima di dare per acquisita l’esenzione.
Per quanto riguarda invece moto e ciclomotori, il decreto non prevede alcun limite di potenza: tutti i proprietari di motocicli e ciclomotori che rispettino gli altri requisiti possono accedere all’esenzione, indipendentemente dalla cilindrata o dalla cavalleria del mezzo.
La regola del veicolo unico: chi possiede più auto perde il beneficio
Uno degli aspetti più selettivi dell’intera misura riguarda il numero di veicoli intestati. L’esenzione dal bollo auto 2027 spetta a una sola vettura per persona fisica. Chi ha due o più auto intestate — una situazione tutt’altro che rara nelle famiglie italiane, dove spesso ogni componente adulto ha un veicolo a proprio nome — può applicare l’esenzione a un solo mezzo.
Questo significa che i proprietari di più veicoli devono scegliere a quale applicare il beneficio, e per gli altri dovranno continuare a pagare il bollo nelle modalità ordinarie. La scelta non è banale: conviene valutare quale auto ha il bollo più oneroso e concentrare su quella l’esenzione, ottimizzando così il risparmio effettivo.
Va sottolineato anche un altro limite importante: le auto aziendali sono completamente escluse. Il decreto si rivolge esclusivamente alle persone fisiche, escludendo dal perimetro dell’agevolazione tutti i veicoli intestati a società, partite IVA o enti. Chi usa un’auto aziendale come mezzo principale di trasporto non potrà contare su alcuno sgravio.
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Carburanti ammessi e requisito assicurativo
Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, l’esenzione non è riservata ai veicoli elettrici o a basse emissioni. Il decreto include esplicitamente anche le auto a benzina, diesel e ibride: non è quindi necessario possedere un veicolo a zero emissioni per accedere al beneficio. Questo allarga sensibilmente la platea degli aventi diritto e risponde a una logica di equità fiscale trasversale alle tecnologie di propulsione.
C’è però un requisito imprescindibile che riguarda tutti: il veicolo deve essere regolarmente assicurato. Un’auto senza copertura RC Auto valida non può beneficiare dell’esenzione, anche se rispetta tutti gli altri criteri. Si tratta di una condizione di base che dovrebbe essere scontata, ma che vale la pena ricordare: chi ha un veicolo fermo in garage senza assicurazione attiva non rientra nella misura.
Gli arretrati e le posizioni irregolari: il rischio di perdere il beneficio
Il tema degli arretrati è uno degli aspetti più delicati dell’intera disciplina. Sebbene il decreto non contenga disposizioni specifiche verificate sulla perdita automatica dell’esenzione in caso di debiti pregressi, è ragionevole — e prudente — non dare per scontato che eventuali posizioni irregolari con il fisco regionale non abbiano conseguenze. Il bollo auto è una tassa di competenza regionale, e ogni Regione ha margini di autonomia nella gestione e nel recupero dei crediti.
Chi ha bollettini non pagati negli anni precedenti dovrebbe regolarizzare la propria posizione prima di fare affidamento sull’esenzione 2027. Un debito pregresso potrebbe complicare la situazione amministrativa e, in alcuni casi, generare sanzioni e interessi che annullano qualsiasi vantaggio derivante dallo sgravio. Per approfondire il quadro normativo aggiornato, è possibile consultare la sezione dedicata sul sito ufficiale dell’ACI, che fornisce indicazioni pratiche aggiornate sulla tassa automobilistica.
La misura introdotta con il Decreto-Legge n. 162 del 2026 rappresenta un’opportunità concreta per decine di milioni di automobilisti italiani, ma richiede attenzione ai dettagli: potenza del veicolo, numero di auto intestate, regolarità assicurativa e posizione fiscale pregressa sono tutti fattori che determinano se si ha davvero diritto all’esenzione. Fare i conti in anticipo, verificare il proprio libretto di circolazione e controllare la propria posizione con il fisco regionale sono i passi più sensati per non trovarsi a dover pagare un bollo che si credeva cancellato.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








