Circa 1,4 milioni di automobilisti italiani hanno ammesso di aver mentito alla propria compagnia assicurativa, secondo una ricerca commissionata da Facile.it all’istituto di ricerca EMG. Un numero che fa riflettere — e che mette in luce quanto il fenomeno della falsa classe di merito RC auto sia radicato nella cultura automobilistica del nostro Paese, spesso sottovalutato nei suoi rischi reali, sia economici che penali.
Cos’è la classe di merito e perché si mente
Il sistema bonus/malus è il meccanismo che regola il premio assicurativo in base alla storia sinistri del conducente. Chi non causa incidenti scala le classi di merito e paga meno; chi invece provoca danni risale, con un premio che può aumentare in modo sensibile. È proprio questa pressione economica a spingere molti automobilisti verso la menzogna.
Le tattiche più comuni, emerse dalla ricerca Facile.it/EMG, sono due: addurre false giustificazioni su un sinistro per evitare che venga registrato a proprio carico, oppure nascondere il guidatore effettivo del veicolo — ad esempio intestando la polizza a un familiare con una classe di merito più favorevole. In entrambi i casi, l’obiettivo è lo stesso: conservare una posizione nella scala bonus/malus che non riflette la realtà dei fatti.
Il risparmio percepito può sembrare consistente nel breve periodo, soprattutto per chi ha appena causato un sinistro grave. Ma è esattamente qui che si innesca il meccanismo fraudolento: la dichiarazione falsa non è un semplice “aggiustamento” del profilo assicurativo, è una frode a tutti gli effetti.
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Le conseguenze penali: fino a cinque anni di reclusione
Molti automobilisti sembrano non rendersi conto — o preferiscono ignorare — che mentire alla propria assicurazione può configurare un reato penale punibile con la reclusione fino a cinque anni. Non si tratta di una sanzione amministrativa o di una semplice maggiorazione del premio: si parla di procedimenti penali, con tutto ciò che ne consegue in termini di fedina penale, spese legali e impatto sulla vita quotidiana.
Il reato che può scattare è quello di truffa, previsto dal codice penale italiano, eventualmente aggravato quando la condotta è sistematica o coinvolge documentazione falsificata. In alcuni casi, se vengono prodotti o utilizzati documenti falsi per supportare la dichiarazione mendace, si aggiungono ulteriori fattispecie come la falsità in atti. Il quadro normativo, insomma, è tutt’altro che clemente — e l’idea che “tanto non lo scopre nessuno” è una scommessa sempre più rischiosa.
Come le compagnie assicurative individuano le frodi
Le compagnie assicurative non sono certo sprovvedute. Anche se i meccanismi specifici di rilevamento variano da operatore a operatore, esistono strumenti consolidati che rendono la falsa dichiarazione sulla classe di merito RC auto molto più difficile da portare a termine impunemente di quanto si creda.
La banca dati ATRC — gestita da ANIA, l’Associazione Nazionale fra le Imprese Assicuratrici — raccoglie la storia assicurativa di ogni veicolo e di ogni contraente. Ogni sinistro liquidato viene registrato e reso accessibile alle compagnie in fase di sottoscrizione o rinnovo. Questo significa che dichiarare una classe di merito non corrispondente alla realtà è verificabile in tempi rapidi. Quando emerge una discrepanza tra quanto dichiarato e quanto risulta dagli archivi, la compagnia può avviare accertamenti interni e, nei casi più gravi, segnalare la situazione alle autorità competenti.
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A questo si aggiungono le tecnologie di analisi dei dati, sempre più sofisticate, che permettono di incrociare informazioni su sinistri, veicoli e guidatori, identificando anomalie statistiche che possono indicare comportamenti fraudolenti. La pratica del fronting — intestare la polizza a un familiare anziano o con una classe migliore mentre il guidatore reale è un giovane neopatentato — è tra le prime che gli algoritmi di rilevamento frodi tendono a intercettare.
Il costo reale della frode per chi assicura onestamente
C’è un aspetto che spesso viene dimenticato nel dibattito sulla falsa classe di merito RC auto: il danno non si limita alla compagnia assicurativa. Le frodi assicurative incidono sui premi pagati dall’intera collettività degli assicurati. Chi rispetta le regole, dichiara correttamente la propria storia sinistri e paga il premio che gli compete, finisce per contribuire — indirettamente — a coprire le perdite generate da chi bara.
È un circolo vizioso che penalizza i comportamenti virtuosi e premia, almeno nel breve termine, chi sceglie la strada della menzogna. Per questo le istituzioni e le associazioni di categoria spingono da anni verso una maggiore trasparenza del sistema e verso strumenti di verifica più efficaci.
Cosa fare se si è in una classe di merito sfavorevole
La tentazione di “aggiustare” la propria posizione assicurativa è comprensibile, ma esistono percorsi legittimi per gestire una classe di merito penalizzante. Alcune compagnie offrono polizze con clausola di protezione bonus, che preserva la classe in caso di primo sinistro. Confrontare le offerte sul mercato — con strumenti come i comparatori online — può rivelare differenze di premio significative anche per profili considerati rischiosi. E nel medio periodo, semplicemente non causare sinistri è il modo più efficace per recuperare posizioni nella scala bonus/malus.
Il dato dei 1,4 milioni di italiani che hanno ammesso di aver mentito alla propria assicurazione dovrebbe funzionare da campanello d’allarme — non solo per le compagnie, ma per chiunque stia valutando se valga la pena rischiare fino a cinque anni di reclusione per risparmiare qualche centinaio di euro sul premio annuale. La risposta, razionalmente, non può che essere una sola.
Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.








