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Targhe personalizzate dal 2028: 600 euro per auto e creatività libera — ecco cosa cambia (e i limiti che scattano)

Le targhe personalizzate arrivano in Italia dal 2028. Scopri i costi (600 euro auto, 360 moto), il formato con J iniziale e le combinazioni vietate.

Targhe personalizzate dal 2028: 600 euro per auto e creatività libera (con limiti)
Le targhe personalizzate arrivano in Italia dal 2028. Scopri i costi (600 euro auto, 360 moto), il formato con J iniziale e le combinazioni vietate.

Dal 2028 gli automobilisti italiani potranno finalmente scegliere le lettere e i numeri sulla propria targa, trasformando una lastra metallica standardizzata in qualcosa di personale — o almeno ci proveranno, entro i limiti che il sistema impone. La misura, annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante la conferenza stampa sulla manovra 2027, introduce in Italia le targhe personalizzate a pagamento, un sistema già diffuso in molti Paesi europei e anglosassoni ma finora mai decollato nel nostro ordinamento nonostante un tentativo risalente addirittura al 2002.

Un’idea vecchia di vent’anni che finalmente si concretizza

La storia delle targhe personalizzate in Italia è, a suo modo, una storia di rimandi. Il principio era già stato introdotto nel 2002, ma non aveva mai trovato attuazione concreta per mancanza dei regolamenti attuativi necessari. Per oltre due decenni l’idea è rimasta in sospeso, superata ogni anno da priorità legislative più urgenti. Adesso, con l’annuncio ufficiale inserito nel contesto della legge di bilancio, il progetto ha una data precisa e — soprattutto — un decreto che dovrà renderlo operativo entro il 2028.

La gestione del sistema sarà affidata al Ministero dei Trasporti, che dovrà definire le procedure di richiesta, i criteri di validazione delle combinazioni e le modalità di assegnazione. Non si tratta quindi di un semplice cambio estetico: dietro ogni targa personalizzata ci sarà un iter burocratico con regole precise, costi fissi e paletti tecnici che limitano la libertà creativa più di quanto molti si aspettino.

Quanto costa e come funziona lo schema

Il costo è uno degli elementi più discussi della misura. Per un’automobile, il prezzo della personalizzazione è fissato a 600 euro; per una moto, scende a 360 euro. Non è ancora chiarito con certezza se si tratti di un pagamento una tantum o di una tariffa soggetta a rinnovo periodico — un dettaglio non secondario che i regolamenti attuativi dovranno specificare.

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Dal punto di vista tecnico, le targhe personalizzate non stravolgono il formato attuale. Lo schema rimane quello a sette caratteri nella sequenza classica AA 000 AA: due lettere, tre cifre, due lettere. Il vincolo più rilevante è che la prima lettera deve essere obbligatoriamente la J — una scelta che permette di distinguere immediatamente una targa personalizzata da una ordinaria, facilitando i controlli da parte delle forze dell’ordine e delle banche dati del Ministero.

Restano escluse le lettere che il sistema italiano ha storicamente bandito dalle targhe per evitare confusioni visive: I, O, Q e U, che possono essere scambiate rispettivamente con il numero 1, lo zero, la Q stessa in corsivo o la V. Allo stesso modo, sono escluse lettere accentate e caratteri appartenenti ad alfabeti stranieri. Il risultato pratico è che la libertà di scelta, pur reale, si muove all’interno di un alfabeto ridotto e di una struttura rigida.

Cosa non si potrà scrivere (e perché)

Il nodo più delicato riguarda le combinazioni vietate. Il sistema dovrà filtrare le sequenze offensive o ambigue — un compito tutt’altro che semplice, dato che una combinazione apparentemente neutra in italiano può risultare problematica in un’altra lingua, o assumere significati diversi in contesti slang o culturali specifici. Le modalità esatte con cui il Ministero dei Trasporti intende gestire questo processo di validazione non sono ancora state rese pubbliche nel dettaglio.

È ragionevole attendersi un sistema di liste nere aggiornabili, simile a quello adottato in Gran Bretagna o in Germania, dove la DVLA e le autorità tedesche rifiutano automaticamente combinazioni legate a simboli nazisti, insulti o riferimenti espliciti. In Italia, la sfida sarà costruire un filtro che tenga conto della ricchezza — e delle ambiguità — della lingua italiana, dei dialetti e di un immaginario culturale molto stratificato.

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Chi volesse approfondire il quadro normativo di riferimento può consultare il portale ufficiale del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, dove verranno pubblicati i decreti attuativi man mano che il progetto prenderà forma.

Chi sceglierà davvero una targa personalizzata?

La domanda è legittima: a 600 euro, il mercato potenziale delle targhe personalizzate non è quello di chi compra una utilitaria entry-level. È più probabile che la misura attiri appassionati, collezionisti, piccole imprese che vogliono una targa coerente con il proprio brand, o semplicemente chi ha un nome o un soprannome che si presta a una combinazione alfanumerica memorabile.

In Paesi dove questo sistema esiste da decenni — Regno Unito in testa — le targhe personalizzate sono diventate un mercato secondario con quotazioni che possono raggiungere cifre molto elevate per le combinazioni più brevi o più evocative. In Italia, la struttura fissa a sette caratteri con la J obbligatoria limiterà probabilmente la speculazione, ma non escluderà che certe combinazioni diventino particolarmente ambite.

Quello che è certo è che il 2028 porterà una novità concreta nella vita degli automobilisti italiani: per la prima volta, la targa non sarà soltanto un codice assegnato d’ufficio, ma potrà — entro i limiti di un sistema pensato per restare ordinato e controllabile — raccontare qualcosa di chi guida. Basterà avere l’idea giusta, qualche centinaio di euro e la pazienza di aspettare che i regolamenti attuativi siano finalmente pronti.

Questo articolo è stato realizzato con il supporto dell'AI e sottoposto a revisione editoriale.

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